CAMPOSCUOLA IN VAL DI CORNIA

Viaggio in una valle mineraria e nei rischi del suo ambiente

di Calori, Squeglia della Marra, Brognara  (Liceo Scientifico Roiti di Ferrara, classe 4P; Anno 2018)

Aree tematiche di riferimento: tecnologia, scienza e società
 Stato del Progetto: concluso

Nel mese di settembre 2016 quaranta ragazzi del Liceo Giordano Bruno di Perugia hanno svolto un’attività di alternanza scuola lavoro presso il Parco Naturale Val di Cornia, denominato “Campo scuola in Val di Cornia”.

Ai docenti degli alunni, appartenenti al Corso di Biotecnologie sanitarie, interessava un luogo dove fosse possibile venire a contatto con i beni naturali, storico/culturali ma anche socio-sanitari. Per questo si sono recati nella zona della Val di Cornia, un luogo che offre molteplici spunti di riflessione nella relazione fra i suoi aspetti morfologici, naturalistici, storici e per lo sfruttamento del territorio che l’uomo ha operato attraverso le miniere e la moderna costruzione delle acciaierie di Piombino del XX secolo.
Gli obiettivi dell’esperienza hanno compreso:

1) obiettivi storico-ambientali, raggiunti attraverso l’esplorazione di un luogo dal forte valore paesaggistico e ambientalistico abitato da migliaia di anni,

2) socio-sanitari, raggiunti attraverso l’analisi dell’impatto che le attività produttive umane hanno sulla salute degli abitanti del territorio.

Il viaggio di istruzione è durato quattro giorni.

Durante la prima giornata la classe si è recata alla Necropoli etrusca di Populonia e ha visitato il Golfo di Barrati. Tale Necropoli testimonia il passaggio della popolazione etrusca e della sua attività di estrazione di minerali, in particolare del ferro. A Populonia si è sviluppata l’unica Lucumonia etrusca in riva al mare, proprio per l’arrivo di ferro dall’Isola d’Elba. La lucumonie Etrusca o dodecapoli etrusca, nacque in Etruria. Era costituita da un insieme di città stato governate da un unico re, ma costituirono una potente alleanza di carattere economico, politico e militare.

Nella seconda giornata gli alunni hanno visitato il Parco Archeominerario con le sue miniere attive fino al 1976. Nel pomeriggio si è tenuto poi un incontro con un ex-minatore che ha narrato la sua storia ai ragazzi e ha risposto ad alcune loro domande.

Nel corso della terza giornata si è svolto l’incontro degli studenti con i rappresentanti dell’Associazione Toffolutti, fondata dai parenti di persone morte sul lavoro. Attraverso i racconti dei familiari e una mostra fotografica all’interno dell’Ostello, gli studenti hanno ascoltato la storia di uomini e donne comuni che hanno perso la vita a causa di incidenti sul lavoro o di patologie generate dalla mancanza di misure di sicurezza adeguate. Ha partecipato anche lo scrittore Alberto Prunetti che ha letto un estratto del suo libro “Amianto”, la vita del padre, il suo lavoro presso le acciaierie e la conseguente malattia causata dalla polvere di amianto. Sono intervenuti anche dei medici rappresentanti della ASL di Livorno che hanno ulteriormente chiarito la stretta connessione esistente tra ambiente e salute.

Terminata la raccolta delle informazioni sull’esperienza vissuta dagli studenti e professori ci siamo chiesti se anche nella nostra città, Ferrara, ci fosse ancora utilizzo dell’amianto, nelle sue diverse forme. Incuriositi, abbiamo svolto alcune ricerche online e scoperto che anche nel territorio ferrarese vi sono problematiche legate all’utilizzo di questo materiale. In particolare, sul quotidiano La Nuova Ferrara abbiamo scoperto che in questi mesi è nato un gruppo di ricercatori docenti universitari che ha lo scopo di cercare un modo migliorativo per smaltire e rimuovere l’amianto ad un costo basso, in quanto il rischio è quello dello smaltimento illegale.  Da alcuni mesi si è attivato a Pontelagoscuro uno sportello sociale dedicato all’ascolto e all’informazione sulle problematiche collegate a questo materiale e la stessa Regione ha avviato un percorso di rivisitazione e aggiornamento del Piano Amianto, che prevede più informazioni ai cittadini, riorganizzazione del sistema di cura per raggiungere alti livelli di protezione.
La rimozione delle fibre di amianto dalla copertura in eternit di un capannone, dalla sommità di un garage o da un ambiente dove è stato utilizzato come isolante ha un costo molto elevato che induce una parte del privato a ritardare l’intervento o a smaltire abusivamente il materiale, aggravando la contaminazione ambientale.  I sanitari spingono quindi per arrivare a garantire al privato la bonifica a costo zero.

Per giungere alla scoperta che l’amianto danneggia gravemente la salute, furono fondamentali gli studi epidemiologici condotti dalla fine degli anni ’50 dallo scienziato Irving Selikoff .  I suoi risultati vennero, non senza polemiche aspre da parte dei produttori di manufatti in amianto (utilizzati praticamente in tutta l’edilizia pubbluica e privata), recepiti dall’American Public Health Association, dalla New York Academy of Sciences e dall’American Cancer Society, stimolando una regolamentazione dell’uso ed estrazione dell’amianto che si estese poi all’intero occidente industriale.  Gli esperimenti rivelarono che le fibre di amanto, molto sottili e resistenti alle alte temperature, potevano disperdersi nell’aria ed essere inalate, penetrando nella membrana cellulare delle cellule polmonari e comportandosi da fattore scatenante di una grave malattia chiamata asbestosi e del micidiale mesotelioma pleurico, che ha esito spesso fatale.  Selikoff notò che chi lavorava a contatto con l’asbesto anche per un periodo inferiore a una settimana, ne portava traccia nei polmoni fino a 30 anni dopo il momento dell’esposizione.

La quarta e ultima giornata è stata dedicata alla visita della città di Piombino e in particolare al quartiere Cotone, un tempo abitato dalle famiglie operaie che lavoravano presso le acciaierie. Gli studenti, in precedenza, avevano letto il libro “Acciaio” e così hanno potuto scoprire i luoghi conosciuti attraverso le parole della scrittrice Federica

Kylix, esposto al museo di Spina

Avallone. La giornata si è conclusa con la visita del museo archeologico di Piombino, ricco di reperti provenienti dal mondo etrusco.
Anche nella città di Ferrara in passato vi erano popolazioni etrusche, che nel tempo hanno lasciato reperti che oggi sono esposti nel museo archeologico di Spina. Incuriositi da quello che si potevamo trovare in questo famoso museo, abbiamo cercato alcune foto di questi reperti. Abbiamo trovato diversi gioielli in ambra e in oro e anche vasi antichi con dipinti rossi come Kylix e Cratere attico a volte. Questa popolazione si era insediata nel territorio ferrarese in quanto ben esposta sul mare Adriatico per i commerci, inoltre il territorio era favorevole all’agricoltura e allevamento in quanto vicini al delta del Po.

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