EUTANASIA: E’ POSSIBILE PARLARNE A SCUOLA ?

Una linea sottile al confine tra scienza, tecnologia, religione e filosofia

di Martina Balla, Lorenzo Semprucci e Lisa Vincenzoni (Liceo Scientifico Roiti di Ferrara, classe 4P; Anno 2018)

Aree tematiche di riferimento: scienze della vita, medicina, scienza e società
 Stato del Progetto: in essere

Introduzione: Il progetto bioetica “Eutanasia e fine vita” è un progetto di approfondimento rivolto agli studenti nato al Campus Leonardo Da Vinci di Umbertide (PG) da un’idea del dipartimento di Storia, 

Filosofia e Scienze umane al quale afferiscono i docenti di storia, filosofia, religione e scienze umane.  Il progetto è inserito, dal 2016, nel PTOF del Campus Leonardo Da Vinci e  ruota attorno a due macro argomenti che sono eutanasia e fine vita e si sviluppa nel corso dei tre anni del triennio del Liceo scientifico, scientifico opzione scienze applicate e scienze umane.

Eutanasia e fine vita vengono affrontati in tre unità ognuna delle quali analizza l’argomento sotto un punto di vista diverso. Gli aspetti presi in esame sono: filosofico-religioso, giuridico e scientifico.

Unità 1: La prospettiva filosofica, etica e antropologica (a cura della prof.ssa Sonia Venturi)

Il concetto di ‘eutanasia’, così come lo intendiamo oggi, non è stato “inventato” nel Ventesimo secolo, ma molto prima. Già nell’antichità si hanno esempi di pratiche eutanasiche e argomentazioni a favore di esse: Sparta, Roma, nella Repubblica di Platone, nella Politica di Aristotele. Ma anche in un’epoca in cui si era a favore spiccano punti di vista contrari come quelli di Pitagora, Galeno, Ippocrate (famoso per il suo Giuramento in cui afferma che il medico non deve, neppur sotto richiesta, somministrare medicinali che provochino la morte). Successivamente,

con l’avvento delle grandi religioni monoteistiche, l’eutanasia è stata considerata un’azione moralmente inaccettabile e solo con il regime nazista verrà reintrodotta. Oggi, in un contesto sociale molto diverso da quello dei secoli scorsi, si parla apertamente di libertà di scelta e diritto a decidere della propria vita.

Dopo un breve cenno storico riguardante i concetti di ‘morte’ ed ‘eutanasia’, nell’Unità 1 del progetto “Eutanasia e fine vita”, si affronta il rapporto fra morte e sofferenza nelle varie religioni e, in particolare, nel cattolicesimo.  Vengono presi in esame vari temi, quali la vita, la persona e la natura, e se ne offre una doppia lettura sia in chiave laica che cattolica. Si parla di accanimento terapeutico, della distinzione tra terapia e cura e si discute delle differenze esistenti tra bioetica cattolica e laica, la quale è il frutto di filosofi contemporanei epassati.

Questa unità del progetto si conclude con l’esaminare i vari tipi di eutanasia esistenti: attiva, passiva, sociale, neonatale e individualistica, quest’ultima al centro del dibattito nell’opinione pubblica italiana negli ultimi anni.

 

Unità 2: La prospettiva giuridica e deontologica (a cura del prof. Marco Marcucci)

Nella Unità 2 vengono trattati vari argomenti, primo fra tutti la distinzione tra eutanasia attiva e passiva. La prima consiste nell’aiutare attivamente il paziente a morire, mentre la seconda nell’astensione di qualsiasi trattamento terapeutico. Secondo l’ordinamento italiano l’eutanasia attiva è punibile penalmente, come sancisce l’art. 579 del Codice Penale Italiano. Questo tipo di eutanasia, pur se portato a termine col consenso della persona, implica comunque una pena che va dai sei ai quindici anni di reclusione.

Successivamente si parla di suicidio assistito, e avviene quando l’atto del togliersi la vita è compiuto interamente dal soggetto stesso e non da terzi. In questo caso le sostanze necessarie al morire vengono somministrate in modo autonomo e volontario. Il suicidio assistito è parimenti  un reato, regolato dall’art. 580 del Codice Penale.

Ultimo argomento trattato è il testamento biologico, il quale consiste nell’espressione della volontà da parte dalla persona stessa, in caso di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o meno alle cure proposte.

In tutto questo molto importante è il ruolo dell’effettiva volontà della persona, oggetto della Convenzione sui diritti umani e la biomedicina – recepita in Italia con la Legge 145 del 2001 – in cui è presente una casistica riguardante l’obiettività della volontà delle persone affette da malattie gravi o terminali o con la prospettiva di una vita residua breve.

Unità 3: La prospettiva scientifica (a cura delle Proff. Boldrini, Vallini e Tironzelli)

L’Unità è introdotta dai curatori con un discorso riguardante la morte medicalizzata, mettendo in evidenza come negli ultimi decenni si muoia sempre più in ospedale o in case di cura e molto meno nella propria abitazione. La morte, infatti, non è più l’evento conclusivo di una lunga vita, ma l’evento terminale di una malattia.

Fa seguito a queste considerazioni un’analisi delle parti del cervello che hanno, in qualche modo, a che fare con la morte. Un particolare approfondimento riguarda la distinzione tra encefalo, tronco encefalico e le funzioni integrative di quest’ultimo.

Infine viene trattata la distinzione, in ambito medico-scientifico, tra morte cerebrale totale, corticale e neocorticale. La morte cerebrale si ha quando il tronco encefalico interrompe la sua attività, la quale è accompagnata da diversi segni caratteristici come, per esempio, l’assenza di respiro autonomo. In questo stato la perdita di coscienza è definitiva così come risposta a qualsiasi stimolo esterno. L’individuo colpito da morte cerebrale è da considerarsi morto, ma può essere collegato a un respiratore artificiale, il quale è in grado di mantenere in vita gli organi vitali. La morte corticale o neocorticale, più comunemente conosciuta come ‘stato vegetativo’, non riguarda il cervello, il quale non ha mai smesso di funzionare. Un uomo in questo stato respira autonomamente, continua a produrre ormoni che regolano molte delle sue funzioni, digerisce e assimila nutrienti. La morte corticale o SVP (stato vegetativo permanente) è la condizione in cui le capacità funzionali del cervello sono gravemente alterate e le possibilità di recupero di coscienza molto limitate.

Intervista: Dopo esserci informati sul sito del Campus Leonardo Da Vinci siamo entrati in contatto con la professoressa Sonia Venturi, docente di filosofia presso lo stesso Campus e una delle

ideatrici del progetto “Eutanasia e fine vita”, e le abbiamo posto due  semplici domande:

 

<<Perché è stato scelto un argomento così difficile da trattare e ancora al centro del dibattito pubblico come l’eutanasia? >>

<< Inizialmente, quando abbiamo deciso di creare un progetto che avesse anche una valenza sociale e che, oltre a formare lo studente, andasse anche a formare un cittadino, avevamo anche preso in esame la possibilità di trattare l’aborto poi abbiamo optato per l’eutanasia per due motivi: primo fra tutti erano i continui casi che l’attualità e il dibattito sociale e politico ci offrivano, dal testamento biologico a dj Fabo.

Inoltre ci sembrava importante far discutere i ragazzi avendo una visione più ampia sul senso del dolore, della sofferenza e della morte che dalla nostra società secolarizzata vengono sempre più occultati e/o rimossi creando enormi problemi di accettazione e gestione dei limiti umani. In particolar modo ci sembrava che gli adolescenti dovessero avere una visione più chiara di questo tema proprio per far capire che la vita è fatta di situazioni a volte limite e che non bisognerebbe più farsi trovare  impreparati di fronte certi momenti.>>

<<Che impatto ha avuto questo progetto sugli studenti? >>

<< Inizialmente i ragazzi non hanno visto di buon occhio questo progetto perché era visto – benchè fosse inserito nel curricolo delle discipline e ad esso conseguisse un voto che avrebbe influito sulle loro medie – come un aggravio indesiderato al loro abituale carico di lavoro.  Poi alcuni hanno capito, e spero che altri lo capiranno in futuro, che poche Scuole offrono la possibilità di parlare di temi che hanno un così forte riscontro forte sulla quotidianità personale (tutti abbiamo conosciuto persone e/o peggio familiari malati terminali) e sociale. Devo dire che il dibattito durante le lezioni c’è stato, soprattutto per quando riguarda il tema dell’eutanasia in quanto i ragazzi si schieravano su posizioni contrapposte circa il diritto alla vita e alla morte. Credo che trattare questa tematica abbia unito il gruppo classe, anche se non nel senso di ‘coeso’; ma piuttosto alimentando lo spirito critico e l’esigenza di una discussione seriamente motivata.  Naturalmente l’impatto è stato diverso a seconda delle classi e della loro sensibilità nei confronti di certi argomenti.

Personalmente trovo molto interessante questo progetto perché predilige una discussione verbale tra i ragazzi e non lo studio sistematico sui libri di testo. Credo che questo modo di fare lezione sia molto importante perché porta lo studente a pensare ed elaborare una propria idea critica sull’argomento.

E’ difficile far accettare progetti come questo – che, come ho detto in precedenza, è un qualcosa che va oltre il programma ministeriale – a ragazzi che, in generale, vorrebbero “fare il meno possibile”, ma resto convinta del fatto che un giorno, ripensando a quanto hanno fatto, lo troveranno un qualcosa di formativo e utile.>>

Conclusione

Crediamo che il progetto di bioetica “Eutanasia e fine vita” rappresenti un esempio didattico importante perché, come ha sostenuto anche la Prof.ssa Venturi, offre lezioni più incentrate sul dialogo, sulla discussione e sulla riflessione e meno sullo studio tradizionale.  Non si tratta di una tipologia di lezione del tutto innovativa, ma crediamo sia in generale più interessante e possa coinvolgere meglio ogni singolo studente della classe; il quale, sentendosi trasportato dall’andamento del dibattito, è più stimolato a esporre il suo pensiero e la sua visione delle cose ai compagni.

Siti utilizzati:

http://www.campusdavinci.gov.it/ita/?IDC=316&ID=922

http://www.treccani.it/enciclopedia/

 

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